COME DIVENTARE SOCIO



Convegno

Il Tempo nella Scienza e nella Vita

stimoli e scambi di idee tra
diverse e reciproche convinzioni

23 Novembre 2017
14.30 - 18.30

Opera del Duomo
Sala Brunelleschi
Piazza del Duomo 9
Firenze

CONSULTA IL PROGRAMMA

Missione





La Fondazione ha come obbiettivo lo sviluppo e la diffusione della cultura della soggettività, del servizio e dell’immateriale. Nella società attuale la dimensione psichica è emergente, sia come quantità che come difficoltà e richiede quindi un maggiore sforzo da parte dei soggetti umani. Un soggetto è oggi definibile come titolare di un progetto di benessere, soggettivo e diffuso. Tutti gli uomini vogliono star bene ed il benessere può essere inteso come la possibilità di esprimersi e di svilupparsi, per cui la formazione e lo sviluppo sono diventati l’attività prioritaria di ogni società e di ogni cultura. Ed ogni formazione è formazione al benessere. Qui la soggettività del benessere si incontra col benessere della soggettività.

La Fondazione riconosce che imparare è più importante che insegnare e che la scuola deve privilegiare il futuro rispetto al passato, gli studenti rispetto ai docenti, la promessa rispetto alla minaccia. Perché il motore del benessere sta nell’apprendimento. Se usa l’etica si riferisce al passato. Se invece usa l’estetica si riferisce al futuro. Così la speranza di benessere è già benessere. Bontà e bellezza si incontrano nella società del benessere e costruiscono insieme la cultura del bellessere, cioè la cultura della bellezza. Perciò la Fondazione afferma che la bellezza precede la bontà nella costruzione del futuro, e spesso il futuro influenza il presente più di quanto il presente non influenzi il futuro. Da qui il detto che “la bellezza salverà il mondo”.

La Fondazione concepisce perciò la scuola e l’apprendimento come una manutenzione continua delle modalità di creazione del benessere. Questa creazione va distribuita seguendo l’idea di parità e non quella di dominio, in cui piccolissimi gruppi tengono sottomesse, col terrore del malessere, grandi maggioranze umane. Per questo stimola il pensiero positivo e la motivazione estetica che riduce l’influenza del passato ed aumenta quella del futuro, che diminuisce l’idea della scoperta ed aumenta quella dell’invenzione, che afferma che il benessere è essenzialmente libertà e possibilità di espressione, mentre il malessere è essenzialmente repressione e depressione. La Fondazione patrocina il contagio degli stati d‘animo positivi, considerando che l’espressione produce euforia e quindi contagio positivo e diffusione eufòrica nel mondo del lavoro.

La Fondazione fa l’ipotesi che il lavoro non sia più l’unica sorgente della cittadinanza nella cultura benestante. Non vale più l’assioma per cui chi non lavora non mangia. Ogni cittadino mangia anche se non lavora. E non mangia solo pane, ma anche fiducia in sé stesso, per cui l’autostima diventa uno dei cibi fondamentali per il soggetto che aspira al proprio benessere e per la società che aspira alla propria libertà. La fiducia in sé stessi è la base di ogni apprendimento, perché significa considerare sé stessi come oggetti d’amore. Per questo la Fondazione dedica molti sforzi all’aumento dell’autostima dei cittadini, e specificamente a quella di studenti e docenti delle scuole di ogni genere e grado. Perché chi non ama sé stesso non ama neppure gli altri.

La Fondazione si sforza perciò di sviluppare l’apprendimento di nuove qualità di potere, come quella a somma variabile, che prevede una cooperazione ed una reciprocità tra le diverse forme di influenzamento che le persone utilizzano. Il progressivo disuso del potere a somma fissa permette infatti ai giovani di inventare sempre nuove forme organizzative. Inoltre la rottura della spirale del potere a somma zero permette di affrontare concretamente il problema della guerra e della pace, come passaggio dalla competizione alla cooperazione.

La Fondazione propone di usare la parità come antidoto specifico contro il dominio assoggettante ed espropriante. Utilizzando la riappropriazione come antidoto per l’espropriazione e la cultura di gruppo, cioè plurale per quella di coppia, cioè singolare. Si sforza inoltre di utilizzare, ove possibile ed utile, seguendo sia il benessere che la compatibilità, sia l’idea di gruppo di lavoro che quella di lavoro di gruppo. Il dominio si oppone alla parità con la guerra e questa produce una riduzione di soggettività e un conseguente malessere. Per questo la Fondazione mette in pratica alcuni concetti pacifisti basati sulla gestione del conflitto, la negoziazione, la pluralità delle posizioni. Sta finendo l’era dei guerrieri e cominciando quella dei collettori. Il nemico non va eliminato, ma istruito. Agli effetti del bellessere che si vuole raggiungere, avere un buon nemico è come avere un buon amico. E il nemico non è di necessità distruttivo o l’amico costruttivo.

La Fondazione si interessa inoltre del mutare del conflitto lavorativo e dello scontro tra capitale e lavoro, tentando di facilitare una trasformazione incruenta del lavoro ed una rivoluzione non distruttiva dei principi con cui venne ideato per permettere la rivoluzione industriale. Afferma di riconoscersi nell’attuale democrazia, oggi insostituibile per capacità di pilotare le nuove modalità di produrre ricchezza e benessere e stimola gli studi e le ricerche sulle trasformazioni del grande moltiplicatore sociale degli ultimi millenni, costituito dal denaro che oggi sta rapidamente perdendo la propria funzione. Gli studi sulla previsione, la progettazione e la realizzazione dei prossimi moltiplicatori sociali espressivi e le ricerche sulla dinamica dell’assenso, dissenso, consenso che stanno sostituendo il denaro, sono di interesse specifico della Fondazione.

La Fondazione si dedica poi all’ipotesi per cui il futuro del bellessere e della sua produzione sono sempre più basati sull’idea di perdono. Chi non sa perdonare, non sa imparare nè produrre molto. La vendetta limita sensibilmente l’apprendimento, rendendolo mono- dimensionale. Il perdono invece allarga le vie dell’imparare e del produrre ricchezza e bellessere, permettendo maggiore espressione, creatività e benessere. Si può arrivare al perdono sia attraverso alla bellezza e al futuro, che attraverso alla cittadinanza e al passato. In ogni caso la base del perdono è costituita dal sentimento di onnipotenza e di assurdo che il soggetto vive. Perdonare sempre, ma dimenticare mai: questo è lo slogan per un soggetto del terzo millennio, cittadino della società del bellessere. Alla cui costruzione la Fondazione intende dare il proprio contributo, utilizzano parità, bellezza e perdono in una società essenzialmente basata sull’uso del dominio, del malessere e della vendetta, spesso chiamata impropriamente giustizia.

La Fondazione tenta così di contribuire allo sviluppo del benessere e del bellessere tramite il potere a somma variabile, il lavoro di gruppo, il contagio positivo ed il perdono, attivi in una cultura pacifica e basata sulla bellezza.